Storia di Linda Fleurs

 

Linda Fleurs amava disegnare.

I suoi soggetti preferiti erano senz'altro loro: i fiori. Li immaginava e li colorava sulle tele bianche, nella sua piccola soffitta adibita a studio.

Pensava che quella bellezza fosse qualcosa di nascosto. Un po' come lei, che si nascondeva dalla frenesia e dal mondo e dal traffico in quella piccola soffitta.

Sembrava uno di quei posti bohémien della Parigi di un tempo: quella degli artisti, dei poeti e dei pittori dei primi Novecento.

Era lì che si sentiva, ogni volta che entrava in quel posto un po' magico: come se il tempo e lo spazio del presente non esistessero più, per far posto a un mondo di pura bellezza e amore per la Natura...

Nessuno poteva immaginarlo, che davvero, tra le tele dipinte, potesse esistere ancora quel mondo. Semplice, colorato, pulito.

Succedeva a un'ora precisa della sera, quando la luce del tramonto incontrava quella delle prime stelle. Tra le corolle pastello, i glicini e i pavoni, tra fiori di loto e le ninfee, si compiva un piccolo incantesimo.

Il ritmo swing della music hall si sentiva lontano, come un'eco. Capite anche voi che non poteva essere, in una piccola soffitta. Non aveva alcun senso. Eppure proveniva proprio da lì: da quei quadri. Che a guardare bene sui petali pendeva una goccia di rugiada che prima non c'era. In quella goccia di rugiada si rifletteva una piccola luce. Quella di una lampada a olio su una terrazza. Bastava appena scostarlo, quel fiore, per vederla.

Al chiaro di luna la ragazza si sporgeva dal terrazzo, negli occhi luminosi l'impazienza e la felicità di una notte che non voleva finisse. Il rossetto ancora impeccabile e la piuma sulla fascia che le ornava la fronte le incorniciavano il bel viso e i capelli morbidi. Quell'abito troppo corto e così luminoso, pieno di paillette che alla festa, quella sera, aveva attirato lo sguardo di tutti i giovani e l'invidia delle altre ragazze: non erano ancora in molte, a portarlo così.

Le piaceva stupire e le piaceva trasgredire alle regole di una società che stava cambiando.

Stava tutto cambiando, il futuro era lì, a portata di mano e a passi di music hall del Foliès Bèrger.

Chissà se sarebbe riuscita a chiudere occhio quella notte. La luna passò dietro alla magnolia. Laggiù, sotto la terrazza, il laghetto ne rifletteva il candore mentre i fiori di loto si schiudevano alla dolcezza di quella notte suadente. Se c'era qualcosa che amava di più del divertimento e del ballo, era quella felicità pura che solo la Natura sapeva darle.

Più lontano macchie di gigli bianchi e calle invitavano alla calma e al riposo. Olio struccante, una noce di mousse, il suo siero anti imperfezioni per rendere la sua pelle graziosa al mattino e, infine, la crema notte. Tolse la piuma, sfilò le scarpe, si spogliò e indossò la sua vestaglia preferita, quella blu con i fiori rosa. Era ora di dormire, in attesa del nuovo giorno. Bonne nuit, madame.

I raggi del sole filtravano dalle lunghe e pesanti tende verdi, drappi gentili che ricadevano sul parquet della sua stanza al primo piano. La cameriera bussò: "Bonjour madame".

Tirò energicamente le tende e portò la colazione in terrazzo, come faceva sempre.

La ragazza si stirò, sbadigliò e scese assonnata giù dal letto, scalza. Fuori il sole del mattino accarezzava gli alberi e i fiori sbocciati di cui lei amava circondarsi, senza mai coglierli ma lasciandoli sbocciare e sfiorire: in una parola vivere.

Il glicine attorcigliato alla colonna della grande casa colonica era sbocciato per la seconda volta quell'anno, mentre il suo pavone verde e blu passeggiava regale e indisturbato, trascinando la sua coda sull'erba verde come lo strascico di un elegante vestito.

Ed era già un tripudio di elegante felicità. Sarebbe stata una splendida giornata. Il cielo era azzurro e limpido, mentre qualche cicala stava iniziando a cantare l'estate. Amava la Natura che la circondava e nutriva per lei una profonda gratitudine.

...Si sistemò i capelli, lunghi e biondi, in uno chignon morbido, lasciando libere le ciocche più restie all'ordine, prima di sedersi in terrazza e fare colazione: pane, burro e marmellata; café au lait, e succo d'arancia.

Da lontano, al mercato, qualcuno suonava un violino e la chitarra a ritmo gitano. Sarebbe dovuta andarci. Sì! Avrebbe indossato quel vestitino bianco e giallo e il cappello alla tropézienne. Lo scelse dall'armadio e iniziò a prepararsi. Prima la mousse detergente, poi il tonico che rendeva roseo il suo incarnato. La crema contorno occhi, l'olio illuminante e la crema viso, un piccolo segreto prima di un velo di trucco. Et voilà, bonjour madame!

 

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